Counseling in naturopatia per promuovere una corretta visione della salute. Uni.Psi. Torino.
Counseling in naturopatia per promuovere una corretta visione della salute.
Circa un anno fa, Emergency, la nota Associazione che si occupa di fornire cure mediche ovunque nel mondo manchino le minime strutture sanitarie, ha lanciato una nuova raccolta di fondi per istituire un Centro pediatrico in Darfur. La cifra minima per partire era stata quantificata in circa 600.000 euro.Ogni giorno, non ogni anno, ogni giorno, solo in Italia, questa stessa cifra, secondo calcoli prudenziali, corrisponde alla spesa per cure prestate privatamente da medici “omeopatici” o agopuntori, naturopati, pranoterapeuti e guaritori di ogni tipo.Ogni giorno, solo in Italia, si spende questa stessa cifra per comprare apparecchiature “professionali”, o per sottoporsi alle loro assurde “diagnosi” prive di ogni utilità e fondamento scientifico, come iridoscopi, macchine per test sulle intolleranze e così via.Ogni giorno, solo in Italia, questa stessa cifra corrisponde alla spesa per acquistare in farmacie o erboristerie miracolosi ritrovati, come il succo di aloe o di melograno, polvere di ostriche portoghesi, integratori di papaya fermentata, fiori di Bach e altre essenze floreali.Ogni giorno, solo in Italia, questa cifra è spesa per finanziare e per partecipare a corsi, stage, scuole di naturopatia, omeopatia, cromoterapia, cristalloterapia o simili, le quali non hanno mai fornito alcun beneficio documentabile al benessere e alla salute dell’umanità, perché per quanto esse possano illustrare materie e argomenti degni di interesse e di ricerca, sono però presentate come scorciatoie per curare tutte le malattie.Ogni giorno, ogni giorno in cui esperti in campane tibetane e “riequilibratori olistici somatopsichici”, si dedicano alla loro attività, milioni di persone soffrono di sofferenze che la medicina non è in grado di curare, se non tramite chirurgia e psicofarmaci, legate allo stress della vita quotidiana, a problemi inconfessati di ogni tipo, da quelli sentimentali a quelli lavorativi o relazionali. Genitori che non riescono a gestire il rapporto reciproco o con i figli, persone che non sopportano più l’ambiente lavorativo, o che devono sacrificare la loro vita per assistere parenti malati. E poi ci sono tutti coloro che vivono in condizioni disagiate, e che non possono permettersi di sottoporsi a qualche pittoresca pratica derivata dalla antica medicina cinese allo scopo di riequilibrarsi i meridiani; ci sono milioni di famiglie che devono convivere, nella sofferenza e nella solitudine, col problema dell’assistenza ai familiari anziani, disabili, malati, o semplicemente poveri e non in grado di vivere una vita dignitosa.Questi sono i mali che ci affliggono quotidianamente, nel nostro ricco mondo occidentale. Cosa fanno le medicine alternative per alleviarli?Quali risultati hanno mai ottenuto dalla somministrazione dei loro costosi rimedi?E se non è a questo tipo di sofferenza che esse rivolgono le loro cure, ma a quella legata al dolore fisico e alle malattie organiche, quali contributi ha mai offerto la medicina alternativa alle malattie e alle sofferenze della parte più povera del mondo? Confrontate i proclami entusiastici degli spacciatori di rimedi omeopatici o alternativi, che sembrerebbero dimostrare come ogni malattia può essere curata con l’amore e alcune gocce o granuli di rimedi omeopatici, con il loro impegno reale e concreto nella cura di queste stesse malattie, là dove ce ne sarebbe bisogno!Chiedete ai vostri omeopati che vi consigliano il complesso omeopatico antivirale per rinforzare il sistema immunitario, come mai nessuno osa neppure proporlo nella cura delle malattie infettive serie, e come mai nessuno dei loro rimedi, per quanto abbia un costo irrisorio, è mai stato utilizzato là dove i nostri simili non si limitano a starnutire o a tossire per qualche giorno, ma muoiono come mosche?Provate a spedire in Darfur, a Emergency, interi container di rimedi omeopatici, e diteci quale sia stata la reazione di chi li riceve. Chiedete alle aziende che li producono come mai, se essi sono efficaci nella cura di tutte le malattie, esse non li distribuiscono nei paesi più poveri, ma solo nelle farmacie frequentate da persone di livello socio economico medio alto?Noi ci chiediamo, da sempre, se sia giusto adottare l’atteggiamento politicamente corretto di lasciar fare. Ci chiediamo se non sia giusto che la gente sia informata di quello che fa, che possa destinare soldi e attenzione e risorse a scopi che sono nobili e utili, e non a quelli che sembrano affascinanti e spiritualmente intriganti. Ci chiediamo se sia giusto, di fronte alla sofferenza infinita che ci circonda, distogliere la nostra attenzione dai problemi e dalle soluzioni concrete per rifugiarci nell’illusione delle medicine alternative. Questo non significa per nulla rinunciare a indagare ciò che non conosciamo (è questo proprio il compito della filosofia e della scienza), ma solo rinunciare ad alimentare un mondo illusorio fondato solo su vili interessi economici (Vai all’articolo: “Le prove incontrovertibili dell’efficacia dell’omeopatia?..”).Tutte le volte che abbiamo osato affermare ciò che, almeno in ambito scientifico, è universalmente condiviso, e cioè che queste pratiche o tecniche non servono a niente, abbiamo dovuto sopportare, ogni volta, la solita, ingenua reazione contraria: “ma queste pratiche funzionano perché su di me hanno funzionato!”.Ogni volta che qualcuno pubblicizza la mai dimostrata efficacia dei fiori di Bach, sta illudendo una persona che avrebbe bisogno di essere aiutata nella ricerca di un proprio percorso di crescita e non ad aspettare passivamente che la mano di dio si posi su di lei tramite l’armonia floreale. Non è più sopportabile continuare a vedere risorse di ogni tipo buttate al vento per vendere e comprare illusioni quando ognuno, secondo le sue possibilità e capacità, potrebbe fare molto, di concreto per alleviare la sofferenza che ci circonda.
“La speranza ha due bei figli: la rabbia e il coraggio.
La rabbia, nel vedere come vanno le cose.
Il coraggio, di vedere come potrebbero andare.”
Sant’Agostino.
Gran parte delle sofferenze fisiche che affliggono le persone meno fortunate di noi, dall’altra parte del mondo, potrebbero essere alleviate da farmaci che presso di noi sono di uso quotidiano, costano relativamente poco, e sono disponibili in enormi quantità. La differenza tra la vita e la morte di molte persone, specialmente bambini, in molte parti del mondo, è data da pochi farmaci, come vaccini e antibiotici, antinfiammatori e analgesici, o persino da pochi integratori vitaminico-minerali.Ecco, quando leggo quotidianamente che qualcuno ha comprato un rimedio omeopatico o floreale per risolvere il suo assillante problema di una eccessiva sudorazione o di una pelle troppo secca, io mi vergogno, come essere umano e come terapeuta, perché so che con quella stessa cifra si poteva contribuire alla ricerca su malattie infettive, o fornire farmaci veri, per malattie vere, a persone che soffrono veramente. Se avessi scelto la strada della politica, avrei cercato di sostenere a tutti i costi l’idea della necessità di una più equa distribuzione della ricchezza e delle risorse. Poiché la mia scelta è stata quella di lavorare nel campo della salute, non posso che fare ciò che è nelle mie limitate possibilità per denunciare la vergogna insita nel fatto che, come per il cibo e l’energia, il mondo occidentale spreca una infinità di risorse umane ed economiche in cure inutili, anziché dedicarsi alla ricerca seria e all’assistenza e alla terapia nei confronti di persone la cui sofferenza non può essere alleviata solo dalla medicina.Non sto affermando che la ricerca e la terapia non debbano occuparsi anche di disturbi lievi. Quello che non è accettabile è lo spreco dato dal fatto che i rimedi proposti sono inutili. Questo è il motivo per cui il tono delle mie affermazioni è così spesso aggressivo e polemico, ma non ho intenzione di abbandonarlo fino a che l’arroganza, la presunzione e la prepotenza di coloro che spacciano cure inutili produrrà lo spreco di infinite risorse, sottratte alla cura di chi soffre veramente.
Stan Brock, fondatore dell’associazione Remote Area Medical, offre da 24 anni assistenza sanitaria gratuita, con l’aiuto di migliaia di volontari, a coloro che in America latina non possono permettersi cure mediche, neppure le più elementari. Nessuno di questi terapeuti utilizza metodiche o terapie alternative: usano farmaci analgesici e non l’agopuntura, che pure non costa nulla, e nessuno di loro, siano medici, infermieri o altri volontari, si è mai sognato di suggerire o somministrare fiori di Bach o rimedi omeopatici. Potete far finta di non aver letto nulla, potete far finta che quanto affermato non sia vero, ma in realtà tutti sapete benissimo che questa è la testimonianza più evidente e incontestabile che le medicine alternative non servono a nulla.Certo, sappiamo benissimo che, messi alle strette, i medici alternativi ammettono che le loro terapie operano su un piano diverso, e non sono rivolte direttamente alla cura di patologie di urgenza, o gravi, ma a migliorare lo stato di salute indirettamente, attraverso l’attivazione di energie non meglio definite, le quali risiederebbero, di solito, nella sfera psichica più che in quella fisica del paziente. Ma questo è proprio il compito della psicologia nelle sue diverse forme e applicazioni cliniche, tra cui il counseling. Anche se la medicina, in tutte le sue forme, mal sopporta il fatto che esistano professionisti non medici che fanno diagnosi e terapia, (e infatti si è attribuita il diritto esclusivo di accedere alle scuole di specializzazione in psicoterapia senza che ai medici fosse richiesta alcuna preparazione e formazione in psicologia), esiste ormai da oltre un secolo una branca della scienza dell’uomo che si occupa specificamente, con rigore e professionalità, della cura degli aspetti che non possono essere curati dalla medicina, e cioè la psicologia.Quali competenze, invece, può vantare l’agopuntore, l’omeopata, l’iridologo, il naturopata, nel campo vastissimo della cura delle persone sotto il profilo psichico, e non di quello meccanico o biochimico? Nessuna, non più di quella di qualsiasi altra categoria professionale. E perché, allora, sorvolando sulla necessità di conoscere a fondo le scienze umane, a cominciare dalla psicologia, e senza una preparazione e formazione teorico pratica nella relazione d’aiuto, essi pretenderebbero di operare su aspetti psicologici e persino spirituali? Mi stupisco sempre di quanto la maggior parte di coloro che mi circondano sembri incapace di avvertire e di esprimere emozioni e stati d’animo tipicamente umani come l’indignazione e la rabbia. Sembra che da parte di molti di noi si sia persa, insieme con il senso critico, la capacità di indignarsi e di rivolgere la propria rabbia in senso costruttivo, per esprimere un punto di vista diverso, non omologato, sul quale poter costruire, tramite il confronto di idee, qualcosa di nuovo. Sembra invece che, per un malinteso senso del quieto vivere, tutto vada bene: il sistema politico ed economico è sano, non corrotto, e lavora per il benessere dell’umanità, quello sociale è rivolto alla cura dei più deboli, la medicina è sempre più attenta alle esigenze umane del malato (e quella alternativa cura senza effetti collaterali tutte le malattie), i giovani vivono con entusiasmo un’ epoca di valori forti e condivisi, tutti abbiamo un atteggiamento ottimista e positivo verso il futuro, non tanto perché ci stiamo dando da fare per promuovere un futuro migliore, ma perché speriamo e preghiamo che qualche santo ci pensi.Anche nel mio piccolo, mi accorgo di come gran parte di quello che scrivo, sui miei libri, sul sito, sia spesso recepito come un pugno nello stomaco dato a tradimento, e le reazioni siano frequentemente di stizza, di rabbia e di indignazione. L’assurdo è che queste emozioni non sono rivolte verso coloro che sono responsabili di comportamenti scorretti, falsi, dannosi, ma verso coloro che, come me nel mio piccolo mondo, denunciano le schifezze che ci circondano. Così, molti di coloro che leggono le mie affermazioni (peraltro condivise da tutta la scienza e dalla componente più evoluta della popolazione) anziché riflettere sul loro contenuto, sono costretti a criticarne la forma, il tono, le modalità di esposizione, come a sfuggire la realtà dei fatti. Certo, esiste una parte di noi che è costituzionalmente portata per la ricerca di consenso a tutti i costi, per la mediazione, la concertazione, il buonismo, il politically correct. Indispensabile. Ma occorre anche quella piccola parte di noi che è invece acida, aggressiva, e che preferisce esporre le sue ragioni accompagnandole dalla rabbia per essere stati offesi e disprezzati nella nostra dignità di esseri umani.Quindi, chiariamo una volta per tutte: non c’è possibilità di dialogo con chi rifiuta i presupposti e le regole di base della discussione, quando i miei interlocutori, in altre parole, rifiutano di confrontarsi sul piano delle regole del metodo scientifico, su cui si basa ormai da molti decenni il pensiero moderno, fornendo prove delle loro affermazioni.
Non si può costruire nulla sull’inganno e sull’illusione.
Da quando la nostra associazione diffonde le proprie idee, alcuni nostri lettori, i quali non necessariamente non le condividono, ci contestano, come se fossero ragioni sufficienti, l’aspetto del contenuto e della forma con cui esprimiamo le nostre convinzioni. Da un lato, cioè, ci viene contestato il fatto che in ciò che sosteniamo sarebbe evidente solo la parte distruttiva e poco o nulla di costruttivo; dall’altra, si contesta il tono a volte sarcastico, a volte aggressivo o polemico che utilizziamo abitualmente.Per rispondere a queste legittime osservazioni, ci corre l’obbligo di precisare che le critiche alle nostre affermazioni richiederebbero una analisi non superficiale e una elaborazione di significati che vada al di là delle poche righe di testo cui si riferiscono. Speriamo che ci sia almeno concesso che dietro ai nostri libri, articoli, corsi, c’è un lavoro ultradecennale fatto di studi, di ricerca, di confronto, di analisi di critiche. Ciò detto, veniamo al primo punto.Non pensiamo che la visione della salute che proponiamo sia solo distruttiva: pensiamo che, forse, tale critica sia giustificata solo dalla volontà di non vedere l’aspetto costruttivo per rifiutare a priori il confronto sulle idee. Quando i contenuti delle affermazioni del nostro interlocutore creano qualche imbarazzo o minacciano il nostro fragile equilibrio emotivo e cognitivo, mettendo a dura prova la validità delle nostre convinzioni, spesso l’arma che si utilizza è quella di rifiutare in blocco le argomentazioni altrui, sulla base di un pregiudizio di valore. In questo modo si sfugge al confronto delle idee, e si sposta la questione sul piano delle qualità o a caratteristiche personali dell’avversario, oppure sulle modalità di espressione delle idee, dirottando l’attenzione su aspetti marginali rispetto a quelli dei contenuti. Si consideri infatti che la pars construens della nostra visione della vita si trova nei libri che abbiamo scritto, nei corsi, nelle lezioni e nei seminari che da anni organizziamo. Le nostre scuole formano (in altri termini, costruiscono) sulla base di un complesso impianto teorico-pratico che non può essere esposto se non per sommi capi su questo sito, nel quale, in quanto vetrina delle nostre idee, ci interessa prima di tutto attirare l’attenzione dei visitatori.
Poi, in un secondo tempo, ci aspettiamo che chi è interessato o incuriosito dalle nostre idee, voglia approfondirle andando al di là delle nostre provocazioni.In secondo luogo, è certamente fondata l’impressione che da queste pagine si ricavi l’ impressione di un certo accanimento nei confronti di tutti coloro che ingannano il prossimo diffondendo false credenze, e in particolare verso le medicine alternative. Mentre da un lato, proponiamo la pars construens del counseling ad indirizzo naturopatico, dall’altro siamo costretti ad evidenziare come il presupposto per ogni costruzione di nuove idee sia l’eliminazione di quelle obsolete e inutili.In terzo luogo, il lavoro del counseling è un lavoro, prima di tutto, di DISTRUZIONE e non di costruzione. Non abbiamo l’arroganza, l’ignoranza e la presunzione, tipica dei sostenitori delle medicine alternative, di costruire, imponendoli dall’esterno, nuovi modelli, schemi e visioni della vita degli altri, attraverso la somministrazione forzata e inconsapevole di rimedi o di strumenti di lotta al male.In realtà, tutte le filosofie, le scienze e le discipline che hanno rispetto per la natura umana, sostengono che compito del terapeuta non è quello di aggiungere, ma quello di togliere. Si osservi quante tecniche o pratiche pseudo diagnostiche o pseudo terapeutiche sono state aggiunte a quelle già esistenti in questi ultimi decenni: solo la kinesiologia è articolata in novanta indirizzi diversi, nessuno dei quali si sa a cosa serva. Non è continuando a costruire nuove versioni di vecchi metodi di cura che si contribuisce al benessere dell’umanità.Il presupposto della terapia centrata sul cliente, a fondamento del counseling, è che ognuno di noi possiede, in forma unica e irripetibile, un insieme di risorse che costituiscono quella che in naturopatia viene definita forza vitale e nel counseling forza attivante o di base. Compito del terapeuta è quello di individuare ed analizzare col cliente gli ostacoli a un fluire più libero (ma controllato dalla coscienza del cliente), di queste forze e favorire quindi, da parte del cliente stesso, la loro rimozione, o se si vuole la loro distruzione.In un certo senso, il counselor agisce come ogni ambientalista, attivandosi per la difesa delle risorse naturali e per la distruzione di tutti quegli artefatti, quelle costruzioni dell’uomo, quegli ecomostri che deturpano l’ambiente. Dal nostro punto di vista, sono le forme di cattiva scienza, le pseudoscienze come le medicine alternative che distruggono l’ambiente, nel senso che impediscono il naturale fluire delle idee e dei sentimenti umani, per sostituirli con artificiali costruzioni teoriche. Sono questi personaggi che deturpano, modificandolo secondo le loro convinzioni dogmatiche, l’ambiente naturale rappresentato dalla personalità unica dell’essere umano.
Una volta distrutti tutti quegli ecomostri che impediscono la naturale espressione della vita, questa non ha più bisogno di rimedi, farmaci, strumenti di cura pittoreschi, per ritrovare il suo equilibrio psicofisico. La natura che ci circonda, e la natura umana, hanno solo bisogno di potersi esprimere e di essere guidate verso interessi comuni e nel rispetto reciproco. Non c’è proprio nulla che si debba fare in un paesaggio naturale, se non lasciarlo alla sua evoluzione: lo stesso dicasi per il paesaggio dell’anima.Quindi, l’azione distruttiva del counselor è la stessa del chirurgo che asporta un tessuto nocivo, con la differenza che, nel counseling, questa operazione viene effettuata dal cliente, e solo dopo aver acquisito, grazie alla guida del terapeuta, la piena consapevolezza della necessità della sua rimozione. Insomma, il counseling manifesta un tale rispetto per la vita da limitarsi a fare solo tutto il possibile perché questa possa esprimersi secondo la sua natura, in armonia con l’ambiente, senza imporre niente a nessuno.
Il counselor deve aiutare la persona a rimuovere le incrostazioni e gli impedimenti che egli si porta dietro, spesso inconsapevolmente, dal suo passato, e aiutarlo a trovare il coraggio di guardarsi dentro, valutare quali siano i propri atteggiamenti e comportamenti disfunzionali a una vita armonica, e poi distruggerli. Il counselor non deve costruire proprio niente, sia perché la costruzione spetta al cliente, rispetto al quale egli ha appunto solo la funzione di fornire una consulenza professionale, sia perché non c’è niente da costruire, perché tutto quello di cui si ha bisogno per vivere serenamente è già dentro di noi, e richiede soltanto di poter essere espresso in maniera naturale e conforme alla personalità di ognuno.Non ci stupisce, quindi, il disorientamento di coloro che, condizionati da una visione della vita in cui il bene deve sostituirsi al male (entrambi identificati come tali da altri in maniera insindacabile), ritengono che scopo di ogni terapia sia quello di aggredire con ogni mezzo il male e sostituirsi ad esso: si tratta di una visione allopatica, violenta e non rispettosa della stessa essenza della vita, la quale ha un suo significato solo in ambito medico, ma che non è applicabile al piano intimo, personale, complesso e misterioso della personalità e della sfera psichica dell’uomo.Costruire, insomma, secondo il counseling, significa aiutare il cliente a creare le condizioni perché egli costruisca il proprio futuro liberamente, in armonia con la propria storia di vita e la sua personalità. Ma tutto questo presuppone necessariamente la distruzione di tutta la zavorra di vecchie e inutili credenze, abitudini, schemi, meccanismi di difesa, idee consolidate ma non più corrispondenti alla realtà attuale, utili soltanto per difendersi dalla paura di affrontare la vita. Quanto alla critica, più fondata, e anzi incontestabile, relativa al tono polemico e aggressivo delle nostre affermazioni, può essere utile iniziare l’esposizione della nostra argomentazione utilizzando una massima aurea, citata spesso da Schopenhauer nel suo trattatello: “L’arte di ottenere ragione”: “Contra negantem principia non est disputandum”.Non è possibile il confronto delle idee con chi è schiavo delle proprie emozioni, e rifiuta di sottomettersi alle regole che il viver civile (e non solo il metodo scientifico) ha posto a fondamento di ogni discussione.Di fronte a una qualsiasi ipotesi o argomentazione, o fatto, o dimostrazione sperimentale, che minacci in qualche modo la stabilità della fragile impalcatura che una persona di limitata apertura mentale si è costruito per non affrontare la realtà (rifugiandosi nella fede), l’unica reazione che si può ricavare è quella del rifiuto impaurito del confronto. Ci si riconosca, invece, almeno, come da parte nostra questa paura del confronto non ci sia, e anzi si faccia di tutto per attivare una reazione nella coscienza del nostro interlocutore, esponendo le nostre idee con argomentazioni approfondite e articolate, in prima persona e in maniera anche esageratamente netta e precisa. L’interlocutore, in questi casi, anziché analizzare e poi elaborare critiche fondate sulla logica e sui fatti, da contrapporre alle idee altrui, agisce come chiunque sia schiavo delle proprie credenze, opponendo speciose argomentazioni prive di fondamento ma tendenti solo alla difesa ad oltranza delle proprie posizioni anche di fronte all’evidenza contraria. La strategia di difesa, ingenua e infantile, tende a screditare l’autore delle affermazioni, ridicolizzandolo e accusandolo di ignoranza dei principi e dei fondamenti delle discipline che egli si è premesso di criticare. Di solito questo risultato viene ricercato o mettendo in evidenza, se chi si difende è un medico, l’ignoranza di chi non ha questa qualifica, oppure ricorrendo al deus ex machina della fisica. La meccanica quantistica, in particolare, è il bacino di suggestioni al quale attingono a piene mani tutti i seguaci delle medicine alternative.Messi alle strette e non sapendo come rispondere al fatto che le loro pseudoscienze non hanno mai mostrato una sola prova scientificamente accettata, essi adottano la strategia del dirottamento dell’attenzione verso scienze serie e incontestabili, nel loro fondamento scientifico, sperando di ricevere da questo riferimento (in realtà non pertinente) una apparente convalida delle proprie assurde ipotesi.
Grazie al riferimento alla realtà subatomica, all’energia quantizzata, a qualche citazione di scienziati come Plank, Einstein (qualcuno conosce persino, per sentito dire, De Broglie, Schroedinger e Bohr), omeopati in testa e poi tutti i sostenitori delle medicine alternative cadono nell’errore sillogistico di ritenere dimostrata la validità e l’efficacia delle loro pseudoscienze, semplicemente sulla base del fatto che anche le scienze vere non sono esatte, e che specialmente la fisica lavora su teorie che riesce a dimostrare dopo anni dalla loro formulazione. La povertà intellettuale di questi personaggi è veramente disarmante: essi non si accorgono neppure, accecati come sono dalla loro fede, di confondere la ricerca, di base o applicata, con la diagnosi e la terapia condotte sull’uomo. Essi ritengono, cioè, che, poiché nessuno sa descrivere esattamente la realtà subatomica, allora nessuno può neppure escludere che esistano energie o forze sconosciute, le quali possono agire positivamente sulle malattie. Il che è corretto, se pur banale e inutile.Ma i seguaci delle medicine alternative fanno uno straordinario salto quantico, e a partire da questa affermazione, passano tout court a dare per dimostrata scientificamente l’esistenza, il funzionamento e la possibilità di misurazione e di manipolazione di tutti i tipi di energie che passino loro in mente: da quella misteriosissima che permetterebbe il potenziamento del principio attivo in omeopatia, a quella contenuta nell’acqua dei fiori di Bach, alle energie captate dalle sofisticatissime apparecchiature che rilevano la nostra impronta energetica e la confrontano con quelle degli alimenti cui riteniamo di essere intolleranti.Nonostante tutto questo, facendo leva sulla nostra umanissima debolezza e sulla paura dell’ignoto, è evidentemente possibile convincere milioni di persone circa la possibile sovrapposizione tra il nostro tradizionale universo, faticosamente spiegato con la razionalità e la scienza, e un universo parallelo dove la magia funziona. In questi casi il richiamo ai principi della meccanica quantistica attira le menti più deboli, sempre pronte a fare proprie teorie assurde e incomprensibili ma ben confezionate da persone apparentemente autorevoli, incuranti della provocatoria affermazione secondo cui: “Posso garantire con assoluta certezza che nessuno comprende la meccanica quantistica”.[1] Occorrerebbe invece tenere i piedi ben saldi a terra e non farsi trascinare in questo buco nero fatto di ignoranza e presunzione. “È facile capire perché così tante personalità (tra cui poeti, mistici, filosofi e persino qualche scienziato) abbiano visto nella meccanica quantistica una nuova religione. Ma la “realtà” del mondo quantico non è così semplice” (Satinover, p.220).
Sotto il profilo della psicopatologia, pur non competendomi una diagnosi, che non mi interessa neppure, ci sembra evidente come questa allucinante violazione delle regole di base della logica sia imputabile a un deficit della teoria della mente, il quale impedisce di vedere la realtà per quella che è e la piega alle esigenze degli adepti di questa strana fede nelle medicine alternative.Per questo motivo, essendo inutile interagire sul piano della razionalità, occorre fare leva sull’unico livello psichico che il nostro avversario è in grado di comprendere, e cioè quello delle emozioni.Ecco perché siamo costretti ad accompagnare le nostre affermazioni, pur logicamente e scientificamente argomentate, dalla rabbia, l’indignazione da cui sono nate, in modo che il nostro avversario, riconoscendo empaticamente almeno l’espressione emozionale, vinca la sua resistenza psicologica a confrontarsi sui contenuti, accedendo al piano razionale.Si consideri che il tono polemico e a volte aggressivo con cui esprimiamo le nostre argomentazioni nasce dall’esasperazione cui ci ha condotti il doverci confrontare, tutti i giorni, da almeno quindici anni, con persone che rifiutano il confronto delle idee e difendono solo a spada tratta le loro credenze. Non ci riferiamo alle persone comuni, naturalmente, ma a coloro che si presentano come professionisti della salute.
L’esasperazione nasce dal fatto di voler proporre, con passione, una visione della vita che sia centrata sulla conoscenza e sulla consapevolezza, e dover combattere quotidianamente contro coloro che negano l’importanza della ricerca in favore della perpetuazione di dogmi e credenze. Non possiamo costruire una nuova visione della vita, attenta alle reali esigenze dell’uomo, fondata sulla consapevolezza della necessità di una ricerca individuale della conoscenza, in armonia con l’ambiente, se siamo ostacolati da personaggi che preferiscono recuperare antiche tradizioni e disseppellire discipline legate a una mentalità medioevale. Dobbiamo poter costruire tramite il confronto delle idee, ricercando quelle più adatte al problema che stiamo affrontando oggi, e non a quelli che dovevano affrontare gli antichi romani o cinesi. Una buona idea può essere espressa in poche parole, come abbiamo appena fatto. Ma distruggere le cattive idee, quella che oggi coloro che ci sostengono chiamano la “cattiva scienza” è un compito improbo, perché essa fa leva sulla parte più irrazionale e istintiva della nostra personalità, la quale ha troppa paura di abbandonare il conforto dato dalle antiche tradizioni. Non si creda che, per anni, noi non si sia cercato di esporre le nostre idee con molta pacatezza e tolleranza, attendendoci risposte cortesi e tolleranti, fondate sulle regole del confronto civile, ma ricevendone solo insulti, offese, ostentata indifferenza verso i contenuti delle nostre argomentazioni, di opposizione dogmatica e infantile alle nostre opinioni, da parte di personaggi schiavi di un dogmatismo arrogante.
Da troppi anni richiediamo un confronto di livello culturalmente più elevato di quello al quale ci costringono la maggior parte dei sostenitori delle medicine alternative, i quali ci oppongono un atteggiamento didascalico e paternalistico, spiegando a noi, che probabilmente ne sappiamo molto più di loro, che cosa siano le medicine alternative e in che cosa consistano i concetti di scienza, di salute e di malattia.
Come ogni buon fondamentalista talebano, essi si stupiscono del fatto che qualcuno possa non condividere la loro stessa fede. Gli uomini liberi, invece, quando si trovano a contatto con idee e argomentazioni inaspettate, sono felici di poter imparare qualcosa di nuovo. Ma, diteci, che cosa c’è di nuovo da imparare nei rituali della medicina tradizionale cinese o nella teoria degli umori ippocratica?Quale confronto civile ci si può aspettare da coloro che disprezzano i principi del rispetto per le idee altrui proprio del pensiero scientifico moderno, e che ingannano da anni i loro interlocutori più sprovveduti sostenendo idee prive di fondamento logico e scientifico?Se alla sezione “Chi siamo” del nostro sito, abbiamo inserito il nostro lungo curriculum, non è stato, ovviamente, per stupida vanità, o per ostentare alcunché, ma solo per informare coloro che vogliano confrontarsi con noi circa il nostro background, in modo da sgombrare subito il campo del dialogo da ogni equivoco: se critichiamo le medicine alternative, proponendo una visione diversa della cura della salute, non è perché ne siamo pregiudizialmente disgustati, ma perché le abbiamo studiate, praticate, insegnate, spesso per molti più anni e con molto più approfondimento di quanto abbiano fatto coloro che pretendono di insegnarci in che cosa consistano, sulla base di due o tre banalità imparate su libri o seguendo corsi new age. Volevamo cioè mettere in evidenza il fatto che le idee che esprimiamo non nascono oggi, sulla base di una semplice intuizione, ma che dietro ognuna di esse c’è un lavoro immenso e faticoso, fatto di studio, di ricerca, di confronto, di esperienze e di relativa elaborazione. Invece, ci troviamo ancora una volta a ricercare quell’esigua minoranza di spiriti liberi, i quali, di fronte a idee sulle quali possono non trovarsi d’accordo, sentano il bisogno, proprio solo delle menti più evolute, di approfondire e di conoscere. Fortunatamente, a fronte di una massa indistinta di persone superficiali ma arroganti, che offendono la nostra intelligenza accusandoci di essere in errore, ma senza mai spiegarci il perché, questi spiriti liberi esistono, e si trovano tra persone di diversa formazione culturale, di diversa estrazione sociale, di diversi orientamenti politici. Lasciateci, quindi, usare il tono polemico e aggressivo che ci caratterizza: esso nasce dalla rabbia e dalla indignazione per lo spreco di risorse umane cui assistiamo quotidianamente, ma è quello che ci dà la forza per continuare a diffondere le nostre idee. Se credete che col dialogo pacato privo di provocazioni, di ironia, sarcasmo e aggressività, adottando la strategia mafiosa del “vivi e lascia vivere” si possano fare passi avanti sulla strada del progresso, provate a pensare a come sono stati accolti nella storia coloro che proponevano una visione diversa della vita, nei suoi molteplici aspetti. È questo atteggiamento permissivo, sul piano del confronto intellettuale, che ha permesso alle medicine alternative illusorie come l’omeopatia di sopravvivere per due secoli senza mai essere riuscite a curare nessuna malattia al mondo.
Se siete sostenitori del confronto pacato, e non aggressivo, provate a esporre le vostre ragioni relative ai diritti e alla dignità delle donne in un’ assemblea di talebani, oppure esponete con pacatezza le vostre ragioni di sostenitori della lotta alla discriminazione razziale in una riunione del Ku Klux Klan, o, più semplicemente, presentatevi all’assemblea degli allevatori e macellatori piemontesi, riuniti a Carrù per l’annuale fiera del bue grasso, e, dopo aver esposto le ragioni del vegetarianesimo, ragguagliateli sul dibattito in campo etico, relativo alla salvaguardia e alla tutela della vita in tutte le sue forme, compresa quella bovina.
Cosa pensate di costruire con questo tipo di persone? Credete davvero di potervi confrontare sul piano delle idee? È chiaro che, preliminarmente ad ogni dialogo o confronto di idee, occorre la disponibilità reciproca a condividere principi e regole. Questa disponibilità, evidentemente, non esiste in coloro che credono, perché il presupposto della fede è proprio quello di aderire a certe credenze escludendo il confronto razionale.
E se pensate che possa esistere il dialogo con i seguaci delle medicine alternative, osservate con attenzione come essi, da sempre, siano costretti a rifiutare il dialogo, rifugiandosi nei loro circoli, associazioni, comitati, e creando un loro mondo impermeabile alle critiche e influenze esterne, utilizzando citazioni autoreferenziali, e ignorando semplicemente tutte le dimostrazioni contrarie alle loro idee. Non è a chi è schiavo della fede, sia essa in Dio o nell’omeopatia, che ci rivolgiamo. Non per mancanza di spirito cristiano, ma perché è assolutamente inutile e persino controproducente cercare di riportare sulla strada della ragione chi, per paura di affrontare la realtà, ha rinunciato ad essa, inconsapevolmente, per rifugiarsi nella fede. Qualche volta, quando il tono delle nostre argomentazioni è riuscito a far leva sul bisogno di verità seppellito in profondità nell’anima delle persone di fede, abbiamo ottenuto lo straordinario risultato di fare in modo che alcune di loro si trasformassero da passivi adepti di dogmi e credenze a persone finalmente libere e padrone della loro vita. Ma quelli a cui ci rivolgiamo sono coloro che hanno ancora la possibilità e la volontà di dubitare. Si osservi, infatti, come una delle caratteristiche più tipiche del seguace delle medicine alternative è la mancanza di umiltà intellettuale. Egli non sostiene un idea, ma la dà per scontata; non è possibile mettere in dubbio ciò in cui egli crede non perché manchino i dati contrari, o perché la sua ipotesi si fonda sulla logica più stringente, ma solo perché le cose stanno così, da sempre o da molto tempo. Quando sono costretti a fornire prove di quanto affermano, si rifugiano in un esilio dorato, offesi per questa mancanza di fiducia, limitandosi ad affermare che queste prove esistono.Così, sembra che tutto vada bene: nel piccolo mondo delle medicine alternative pare che si debba trovare spazio per tutti, e chiunque abbia qualche motivo di rancore verso l’umanità o verso la mamma che non lo ha amato abbastanza può inventare ogni giorno una terapia per risolvere i nostri problemi. Sarei un ingenuo se non fossi consapevole che l’umanità ha ancora bisogno, come è da sempre, di miti, di eroi, di credenze e di illusioni di ogni tipo, per vincere quel male di vivere che per molti non è sopportabile solo con gli strumenti della razionalità, sempre che li si possegga.Ma mi chiedo, a volte, se esistano persone capaci di indignarsi contro lo spreco di risorse che le medicine alternative producono ogni giorno e perché così pochi siano coloro che rifiutano di farsi inglobare nella maggioranza silenziosa che si affida passivamente a varie forme di fede.
Siti di approfondimento sulla naturopatia come fenomeno pseudoscientifico e religioso settario:
www.naturopatia.org
www.solaris.it
www.digilander.libero.it/guarire
www.wicca.it
www.laleva.cc/almanacco/ipotiroidismo

