Associazione culturale e di ricerca scientifica aderente al CNUPI, Consorzio Nazionale delle Università Popolari Italiane, con personalità giuridica riconosciuta con Decreto legge pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n°203 del 30.08.1991 dal Mnistero dell'UIniversità e della Ricerca scientifica
CENSURATA LA «MANCANZA DI INFORMAZIONI». LONDRA TAGLIA I FONDI
È provato: «L’omeopatia è inutile»
«Solo un placebo, effetti collaterali inattesi». Nuova ricerca di Lancet. I farmacologi: basta aiuti
ROMA — Efficace come un placebo. Finta medicina. O, se preferite, acqua fresca. Stangata diLancet, la prestigiosa rivista di scienza, sull’omeopatia. Un articolo firmato sull’ultimo numero da Ben Goldacre, autore di un commento affilato anche sul quotidiano britannico Guardian, stronca la più gettonata delle terapie alternative citando cinque ampie revisioni degli studi condotti negli ultimi anni.
Tutti, sostiene, portano alla stessa conclusione: «Non sono stati evidenziati vantaggi significativi rispetto ai placebo». Non basta. Goldacre insiste nel colpire duramente denunciando gli «inattesi effetti collaterali» e la mancanza di informazione adeguata. Seguono, sempre su Lancet, due servizi sull’ondata antiomeopatica nel Regno Unito, dove il governo ha tagliato i fondi pubblici ad alcuni centri che prescrivono le cure dolci, e sul buon vento che soffia in India dove il mercato sta crescendo del 25% all’anno, sostenuto da 100 milioni di pazienti.
Alle insinuazioni replicano i Laboratoires Boiron, una delle maggiori aziende del settore, che cita i risultati di sperimentazioni condotte secondo le regole corrette dal punto di vista metodologico. Vengono rivendicati gli «effetti benefici degli interventi con omeopatia». «L’ennesimo attacco scientificamente ingiustificabile» è annoverato fra le attitudini sfavorevoli «al progresso nella conoscenza. L’omeopatia è una vera e propria chance per la medicina di domani — argomenta Boiron — ma non ce la fa da sola, ha bisogno di condividere il percorso con gli scienziati, mondo accademico e realtà ospedaliera».
Polemiche anche in Italia dopo la divulgazione del documento della società italiana di farmacologia, la Sif, nell’ultimo numero della Newsletter. Bocciate oltre all’omeopatia («la forza delle evidenze che scaturisce dagli studi pubblicati è bassa e vengono in genere riportati risultati negativi»), agopuntura («efficacia moderata come nel caso delle patologie infiammatorie croniche»), medicina tradizionale cinese («su di essa esistono limitatissime informazioni, carenza aggravata dalle difficoltà legate alla lingua») e fitoterapia. Meno duro il giudizio sulle erbe: «Da anni molti medici in Italia le usano e hanno maggiore familiarità. Le prove di efficacia però non sono sempre entusiasmanti e se prescritte con troppa disinvoltura possono portare qualche guaio». Achille Caputi, presidente della Sif, spiega le ragioni dei farmacologi: «Per il servizio sanitario è un momento di estreme difficoltà economiche e non vediamo perché bisognerebbe rimborsare cure che non funzionano, come vorrebbe la proposta di legge in discussione al Parlamento».
Sono circa 200 i centri ospedalieri e Asl che rimborsano le altre terapie (salvo versamento di ticket e prodotti a carico del paziente), grazie all’autonomia di spesa delle Regioni. La popolarità delle terapie alternative in Italia è per la prima volta in calo secondo l’ultima indagine Istat, 60 mila famiglie intervistate nel 2005. Gli italiani che almeno una volta hanno combattuto raffreddore, influenza e dolori intestinali o reumatici sono 7 milioni e 900 mila, un milione in meno rispetto al ’99. Il motivo? Maggiore prudenza dopo gli articoli scientifici non rassicuranti.
“La situazione sanitaria in Italia e le medicine non convenzionali”, a firma di Paolo Roberti, Coordinatore del comitato di consenso per le medicine non convenzionali in Italia, riporta una raccolta di dati entusiasmanti che dimostrerebbero un consenso sempre più vasto e diffuso verso le medicine non convenzionali.Probabilmente questo articolo è stato scritto appena prima dell’uscita sul Corriere della Sera di un altro articolo, a firma di Margherita De Bac, pubblicato il 28 novembre 2007, e disponibile su:www.umncv.it/sitonuovo/index.php?option=com_docman&task=doc, nel quale si osserva che “. La popolarità delle terapie alternative in Italia è per la prima volta in calo secondo l’ultima indagine Istat, 60 mila famiglie intervistate nel 2005. Gli italiani che almeno una volta hanno combattuto raffreddore, influenza e dolori intestinali o reumatici sono 7 milioni e 900 mila, un milione in meno rispetto al ’99. Il motivo? Maggiore prudenza dopo gli articoli scientifici non rassicuranti. Si osservi preliminarmente come le medicine non convenzionali sono state utilizzate per combattere il raffreddore: poiché esso è notoriamente un disturbo che la medicina non è mai riuscita a sconfiggere, è chiaro che, agli occhi dei più sprovveduti, può persino sembrare che invece esso dia stato guarito grazie alle medicine non convenzionali. Se così fosse, ci saremmo trovati di fronte a un progresso scientifico e medico straordinario, del quale invece non esiste traccia. Se, come è ovvio, queste medicine non hanno sconfitto il raffreddore (altrimenti, ripeto, lo si sarebbe saputo da un pezzo), la logica ci costringe a concludere che esse sono state utilizzate inutilmenteallo scopo. Quanto agli altri disturbi, come ho più volte fatto osservare, essi appartengono tutti a quelli delle malattie lievi o fluctuating, oppure cronici e, in quanto tali incurabili come il raffreddore. È vero che di influenza si può morire: ma per dimostrare che le medicine non convenzionali sono state utilizzate con successo, almeno pari a quello ottenibile con le cure della medicina scientifica, sarebbe necessario dimostrare che un congruo numero di persone sia stato posto in osservazione e curato solo ed esclusivamente con sistemi di cura alternativi, senza mai ricorrere a cure scientifiche, neppure in caso di aggravamento, oltre alla necessaria dimostrazione, nei casi di guarigione, che essa non sia stata dovuta ad altri fattori, estranei alle cute non convenzionali. Inutile sottolineare, poi, che il fatto che una persona si sia sottoposta a cure preventive (vaccinazioni) o abbia assunto farmaci, convenzionali o non convenzionali, e non abbia contratto la malattia, non permette di concludere nel senso che ciò sia dovuto alle cure, a mano di incorrere in uno specifico e ben noto errore nel ragionamento sillogistico. A parte queste considerazioni, è un dato di fatto che finalmente si avverte un’ inversione di tendenza nella propensione al ricorso alle medicine alternative da parte degli Italiani. Naturalmente, nessun sostenitore delle medicine alternative, sempre aggiornato in tempo reale sui successi delle medicine alternative, sembra essere al corrente di questo fatto, dimostrando per l’ennesima volta come la sua sia fede, e, come tale, egli sia costretto a cancellare cognitivamente tutto ciò che possa metterla in dubbio.
Tornando invece ai proclami entusiastici di Roberti, osserviamo innanzitutto come essi si riferiscano ancora una volta a diffusione e gradimento delle medicine non convenzionali, come se ciò di cui si tratta fossero beni di consumo, e non i ben più interessanti dati sui risultato oggettivi che tali cure hanno portato nella cura delle malattie. Ricordo che quello di cui stiamo parlando è cura della salute, e non vendita di prodotti di largo consumo. Questi ultimi possono legittimamente vantare come titolo di merito la loro diffusione e gradimento. Le medicine non convenzionali, invece, devono ancora dimostrare di essere utili ed efficaci, e questa dimostrazione non può, nella maniera più assoluta, essere ricavata deduttivamente dal fatto che esse sono diffuse, se non configurando l’ennesimo errore cognitivo, quello della confusione della parte con il tutto, di cui abbiamo parlato a pag….”In Italia oggi si annoverano tra i soli omeopati 8000 medici prescrittori”, fa osservare trionfalmente il Roberti, ponendo stranamente l’accento sul termine “prescrittori”, e svelando quindi inconsapevolmente come per fare gli omeopati è necessario far comprare ai pazienti i relativi rimedi (la terapia omeopatica, insomma, si esaurisce fondamentalmente nel loro acquisto a seguito di prescrizione). Finchè questi 8000 medici continueranno a prescrivere rimedi di cui non conoscono l’efficacia, ci saranno sempre “quasi una farmacia su due fornita di medicinali omeopatici” (non quindi necessariamente perché il farmacista sia intimamente convinto della loro efficacia, ma solo per il fatto che si tratta di una vendita redditizia, facile, come quella della vendita di pannolini e creme antirughe). Il fatto che “30 laboratori di omeopatia creino sempre più posti di lavoro” è un dato allarmante , perché essi distolgono dal ricorso a cure oggettivamente efficaci per convogliare risorse economiche verso semplici placebo.157,2 milioni di euro è infatti il fatturato delle aziende italiane del settore per la sola omeopatia, mentre il fatturato totale (secondo La Repubblica del 27-08-05 pag.149), per la sola omeopatia in Italia è di ben 290 milioni di Euro l’anno. Si tratta di un fiume di denaro che può essere servito solo ad illudere qualche persona di essere guarita da un disturbo che si sarebbe risolto da solo, sottraendo risorse che, riversate per esempio nella ricerca scientifica, avrebbero dato al nostro paese la capacità di competere con gli altri paesi più moderni nella ricerca di un progresso vero, e non illusorio, e permettendo di dare finalmente una remunerazione dignitosa ai ricercatori italiani attuali, oltre che offrire nuovi posti di lavoro a tanti altri giovani ricercatori. Se però il fine della diffusione dell’omeopatia, come traspare anche da questo articolo, è solo la sua diffusione, cioè l’incremento di fatturato delle aziende del settore, ben venga allora da questo punto di vista la preferenza al posto di lavoro di confezionatori di pastiglie e flaconcini di acqua di cui non si conosce la natura, la modalità d’azione e l’efficacia, e ben venga il mantenere in vita una macchina di marketing che è dedicata solo alla diffusione dell’idea dell’utilità dell’omeopatia.
Proseguendo la lettura dell’articolo, rileviamo che Il Resto del Carlino, 27-08-05, p.2, il 9% degli italiani e il 10,4 dei bambini tra i 3 e i 5 anni vengono curati con rimedi omeopatici, confermando ciò che sosteniamo, e cioè che quanto più il disturbo è lieve e tende a regredire spontaneamente, come i piccoli e frequenti disturbi dei bambini, tanto più l’omeopatia ha buon gioco nell’attribuirsi i meriti della guarigione. La proclamazione acritica di questi dati “di vendita”, da parte del Roberti tace naturalmente il fatto più importante, e cioè le patologie per cui queste persone si sono curate con l’omeopatia, le quali sono sempre e solo malattie o disturbi lievi o sui quali anche l’omeopatia non può far altro che dare un temporaneo sollievo come placebo. Particolare enfasi viene poi data alla prorompente cavalcata della diffusione del reparto di omeopatia nelle farmacie, come se da questo dato si potesse ricavare una qualche dimostrazione della loro efficacia. Il Roberti trascura di osservare come le farmacie sono ormai organizzazioni di vendita nelle quali l’incremento di fatturato e di utili è perseguito in qualunque modo lecito, anche spingendo la vendita di prodotti la cui efficacia terapeutica è dubbia, come i vibratori utili per favorire l’orgasmo femminile, a scelta, clitorideo o vaginale a seconda dei modelli. Inspiegabilmente, il Roberti trascura di osservare come non esista al mondo una sola farmacia esclusivamente“omeopatica”: come è possibile prendere sul serio una “medicina” fondata sulla prescrizione di farmaci specifici che dovrebbero curare tutte le malattie, ma che non potrebbe sopravvivere commercialmente se non affiancata alla vendita di farmaci che si basano su un approccio opposto alla malattia? Ma è il mercato del medicinale omeopatico, e non la sua efficacia, quello che interessa agli omeopati, perché quanto più esso si espande, tanto più aziende di produzione, col loro indotto, e medici di basso profilo possono continuare a sopravvivere o a prosperare senza dover dimostrare validità ed efficacia delle cure che propongono.