Naturopatia integrata o diploma di naturopata olistico? Scuola Superiore di Counseling in naturopatia.
Naturopatia integrata o diploma di naturopata olistico? Cosa significa?
Nel loro continuo, incessante e ossessivo sforzo di vendere la naturopatia a tutti i costi, come fosse un prodotto di consumo, le Scuole di naturopatia tradizionale cercano di differenziare la loro offerta commerciale attribuendosi denominazioni di cui non conoscono, a quanto pare, il significato.
L’olismo è quella concezione filosofica in forza della quale si attribuisce alla somma delle parti una o più qualità emergenti che non sono presenti all’interno delle singole componenti del tutto. Si tratta di un concetto che porta con sé molte implicazioni, e come tale è oggetto di riflessione e di ricerca da parte delle scienze umane e sociali. Invece, in ambito naturopatico, il termine olismo viene utilizzato banalmente come sinonimo di globale, dimostrando, in chi lo utilizza in questa accezione, una ignoranza perdonabile solo se non ci si spaccia per insegnanti e maestri illuminati della materia. Lo stesso dicasi per il termine “integrata” incollato a forza a destra e a manca per dare un’aura di scientificità e di complessità a qualunque pittoresca banalità new age. Parlare di riflessologia plantare integrata (si veda in:http://www.riza.it/corsi/riflessologia-plantare-integrata__QQcorsiZ33 ), o di naturopatia integrata non significa assolutamente nulla, salvo il vago riferimento, privo però di contenuti, a un approccio diagnostico e terapeutico che vorrebbe occuparsi della persona nella sua globalità. Bene. Partiamo da questa ipotesi di lavoro: il naturopata integrato od olistico, si dice, non si occupa dei sintomi, ma opera in profondità, alla ricerca delle cause del disturbo, e occupandosi della salute della persona nella sua globalità. Quello che abbiamo appena riportato è un classico “mantra” new age, imparato a memoria da ogni buon terapista olistico, integrato o alternativo. Ma siamo sicuri che essi abbiano una vaga idea del significato della loro affermazione? Vediamo.
Innanzitutto, occorre precisare se il tipo di approccio vantato da queste “terapie” si occupa o meno anche dei sintomi, oppure li trascura per analizzare altro. Nel primo caso, si suppone che il terapeuta sia un medico a tutti gli effetti, perché solo un medico è abilitato per legge alla loro individuazione e valutazione diagnostica. Invece, naturalmente, quasi nessun naturopata è medico. Allora, possiamo ripiegare sull’approccio che vorrebbe andare a scovare le cause recondite del fenomeno, quel banalissimo concetto di “causalismo” che viene spacciato come uno dei capisaldi della naturopatia. Che la medicina trascuri colpevolmente l’indagine approfondita sulla salute del paziente e specialmente quella sulle cause del sintomo, è un dato di fatto. Ma è un dato di fatto difficilmente modificabile non per la stupidità della classe medica, come l’atteggiamento presuntuoso dei naturopati vorrebbe suggerire, ma solo per il fatto che tale indagine richiederebbe l’utilizzo di un insieme sinergico e coordinato di tutte le differenti competenze utili per effettuare una diagnosi la più completa possibile. In altri termini, a partire dal sintomo, il medico, o il terapeuta, dovrebbe risalire alla individuazione dei nodi della rete che costituisce la somma delle componenti della nostra salute, e quindi la condizione e l’interazione tra i diversi sistemi e apparati anatomo-fisiologici insieme con la sfera psichica. Compito improbo, e al di là delle realistiche possibilità umane. Questo non significa che tale approccio non sia quello cui tutti i terapeuti dovrebbero tendere, e l’unica strada per occuparsi seriamente della salute della persona. Ma se esso è irrealizzabile per la difficoltà di integrare le diverse specializzazioni mediche e psicologiche, perché mai tale risultato dovrebbe invece essere a portata di mano di un naturopata integrato od olistico, la cui preparazione in materia è ridicolmente inferiore a quella degli specialisti medici e psicologici? Chi attribuisce al naturopata la competenza a gestire la salute della persona valutando le sue componenti e la funzionalità interdipendente dei diversi sistemi e apparati corporei (sistema immunitario, endocrino, apparato cardiocircolatorio, digerente, muscolo scheletrico, ecc.) insieme con l’analisi della funzionalità dei suoi processi psichici, cognitivi, emotivi, affettivi? Da quali studi ed esperienze cliniche il naturopata ricaverebbe il suo diritto ad occuparsi della persona nella sua globalità? Non certo dalle scuole di naturopatia e simili che ha frequentato. In queste, infatti, egli non è istruito e formato a conoscere e intervenire sulla persona, perché tutto quello che può imparare sono solo nozioni sparse che riguardano differenti, ipotetiche e spesso pittoresche rappresentazioni della salute dell’uomo. Non si vede come la conoscenza dell’iridologia, della riflessologia, della floriterapia di Bach dovrebbe mettere il naturopata nella condizione, superiore a quella del medico, di conoscere la persona nelle sue infinite componenti di corpo, mente e spirito.
Insomma, ancora una volta siamo costretti a insistere sulla necessità di ridimensionare la naturopatia a un insieme di principi salutistici, importantissimi, che non vanno confusi con tecniche e sistemi diagnostici o terapeutici. Ripetiamo che l’unica vera e utile funzione del naturopata è quella di consulente, non di pseudomedico. Ciò non significa che l’attività di consulente possa essere improvvisata, anzi. E infatti, la proposta della Scuola Superiore di Counseling in naturopatia è rivolta a fornire una preparazione di base solida, scientificamente fondata, che lasci aperta la possibilità di approfondimento e di specializzazione, senza alcuna pretesa di esaurire le competenze necessarie per affrontare il difficile compito della cura della persona.
